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La sirenetta del lago di Carezza

Si racconta che molti anni fa, nel Lago di Carezza viveva una splendida sirenetta. Un giorno lo stregone di Masaré la sentì cantare e se ne innamorò. Egli usò tutti i suoi poteri per conquistare la fatina del lago senza riuscirvi. Lo stregone chiese aiuto alla strega Langwerda, che gli consigliò di travestirsi da venditore di gioielli, di stendere un arcobaleno dal Catinaccio al Latemar e di recarsi quindi al Lago di Carezza per attirare la sirenetta e portarla con sè. Lo stregone ascoltò la strega ma dimenticò di travestirsi. La ninfa rimase stupita di fronte all’arcobaleno colorato di gemme preziose. Ma ben presto si accorse della presenza del mago e si immerse nuovamente nelle acque del lago. Da allora non fu più vista da nessuno. Lo stregone, distrutto dalle pene d’amore, strappò l’arcobaleno dal cielo, lo scaraventò a terra e gettò tutte le pietre preziose nel lago. Ancora oggi il Lago di Carezza risplende con gli stupendi colori dell’arcobaleno.
Nova Levante - Carezza si presenta

Nel corso dei secoli i pastori della Val di Fassa edificarono nei pressi dei loro pascoli estivi anche case e per poter svolgere le loro attività durante tutto l'anno e bonificarono sempre di più i boschi verso valle.
Nova Levante (Welschnofen) viene citata per la prima volta nell'anno 1142 sotto il nome "noue" (=dissodamento, terra nuova). Il nuovo quadro in porfido e pietra calcare che si incontra all'entrata del paese testimonia l'origine. Il piccolo stemma è quello del convento di Novacella, al quale per numerosi secoli è stato sottoposto Nova Levante.
- 1142 Welschnofen/Nova Levante viene menzionata per la prima volta
- 1300 ca. a Welschnofen/Nova Levante sorge la prima chiesa
- 1604 fondazione della propria prima parrocchia
- 1860 Costruzione della strada che attraversa la Val d'Ega
- 1870 Con la separazione dall'esteso comune di Cornedo,
Welschnofen/Nova Levante diviene un comune autonomo - 1889 Fondazione della pro-loco
- 1896 Apertura dell'Hotel Carezza
- 1896 Ultimazione della strada sul Passo Costalunga/Karerpass
- 2006 Socio di fondazione “Perle delle Alpi”
La sirenetta del lago di Carezza (Kopie 1)

Si racconta che molti anni fa, nel Lago di Carezza viveva una splendida sirenetta. Un giorno lo stregone di Masaré la sentì cantare e se ne innamorò. Egli usò tutti i suoi poteri per conquistare la fatina del lago senza riuscirvi. Lo stregone chiese aiuto alla strega Langwerda, che gli consigliò di travestirsi da venditore di gioielli, di stendere un arcobaleno dal Catinaccio al Latemar e di recarsi quindi al Lago di Carezza per attirare la sirenetta e portarla con sè. Lo stregone ascoltò la strega ma dimenticò di travestirsi. La ninfa rimase stupita di fronte all’arcobaleno colorato di gemme preziose. Ma ben presto si accorse della presenza del mago e si immerse nuovamente nelle acque del lago. Da allora non fu più vista da nessuno. Lo stregone, distrutto dalle pene d’amore, strappò l’arcobaleno dal cielo, lo scaraventò a terra e gettò tutte le pietre preziose nel lago. Ancora oggi il Lago di Carezza risplende con gli stupendi colori dell’arcobaleno.
La sirenetta del lago di Carezza

Si racconta che molti anni fa, nel Lago di Carezza viveva una splendida sirenetta. Un giorno lo stregone di Masaré la sentì cantare e se ne innamorò. Egli usò tutti i suoi poteri per conquistare la fatina del lago senza riuscirvi. Lo stregone chiese aiuto alla strega Langwerda, che gli consigliò di travestirsi da venditore di gioielli, di stendere un arcobaleno dal Catinaccio al Latemar e di recarsi quindi al Lago di Carezza per attirare la sirenetta e portarla con sè. Lo stregone ascoltò la strega ma dimenticò di travestirsi. La ninfa rimase stupita di fronte all’arcobaleno colorato di gemme preziose. Ma ben presto si accorse della presenza del mago e si immerse nuovamente nelle acque del lago. Da allora non fu più vista da nessuno. Lo stregone, distrutto dalle pene d’amore, strappò l’arcobaleno dal cielo, lo scaraventò a terra e gettò tutte le pietre preziose nel lago. Ancora oggi il Lago di Carezza risplende con gli stupendi colori dell’arcobaleno.
Chiesa parrocchiale di Nova Levante

La prima chiesa cristiana di Nova Levante risale probabilmente all'XI secolo. La leggenda narra che i primi abitanti del luogo si erano insediati "Im Loch" e sul "Zischgl" (due zone del paese), dove avrebbero voluto costruire una chiesa. Alla fine preferirono però convertire in chiesa un antico tempio pagano, che già insisteva sul luogo in cui si trova la chiesa attuale.
Appena nel 1298 comunque la chiesa viene citata nei testi storici, e nel 1365 si parla di una "Cappella di S. Ingenuino", santo presentato come patrono di questa chiesa. Evidenti lavori di ristrutturazione si possono datare alla prima metà del XVIII secolo, mentre risale al 1827-1828 la realizzazione di una chiesa nuova, poi interamente smantellata (fatta eccezione per il campanile) nel 1965 e sostituita da una struttura nuova.
L'attuale Chiesa parrocchiale fu consacrata nel maggio 1967, dopo due anni di lavori. Si tratta di una costruzione moderna, caratterizzata dalla bassa navata laterale e dal tetto a falde assai spioventi. Il campanile parrocchiale, alto 37 metri, è la struttura architettonica più antica del luogo.
La parte inferiore risale al XIII secolo, mentre quella superiore - dalla cella campanaria in su - è stata ristrutturata nel 1741. Allo stesso anno risalgono l'ottagono e la cupola a bulbo
Cappella di San Sebastiano

La Cappella è dedicata ai Santi Rocco e Sebastiano, e deve la sua erezione ad un voto pronunciato dagli abitanti del luogo durante la pestilenza del 1635/36. La realizzazione tuttavia risale appena al 1662-1666, e la consacrazione soltanto al 1697. Il lungo intervallo di tempo trascorso tra il voto e l'ultimazione dell'opera si deve ai disaccordi sull'ubicazione della cappella.
Si tratta di una struttura con abside rotonda, volta a botte e finestrature ad arco ribassato. Per quanto riguarda gli interni, gli altari e il pulpito, le sculture e le pitture sono opere barocche risalenti al XVII secolo.
Chiesetta di S. Giuseppe a Carezza

La chiesetta di S. Giuseppe sull'alpe di "Moartal" fu costruita nel 1897 dall' "Associazione degli alberghi delle Alpi".
Negli anni precedenti la I Guerra Mondiale nella chiesetta di S. Giuseppe, nei mesi estivi, il cappellano del "Grand Hotel Carezza" celebrava ogni giorno la Santa Messa. Nel 1976 la parrocchia di Nova Levante acquistò la chiesetta che in seguito fu restaurata e ampliata. Oggi vi trovano posto 200 persone.
La chiesetta rinnovata fu inaugurata il 18 giugno 1983.
Il giardino delle rose di re Laurino

Nel buon tempo antico in cui nelle valli alpine vivevano giganti e nani all'interno della montagna che ora chiamiamo "Rosengarten" regnava il re dei nani Laurino. Possedeva tesori inestimabili, tra i quali il più grande era costituito da un mantello che lo rendeva invisibile.
Il maggior vanto di Laurino era rappresentato da un meraviglioso giardino davanti alle porte del suo castello incastonato nella roccia in cui tutto l'anno fiorivano innumerevoli rose rosse che erano recintate con un filo di seta d'oro. Gli audaci che osavano penetrare nel recinto e cogliere anche una rosa venivano puniti con la perdita della mano sinistra e del piede destro. Accaddde un giorno che Laurino si innamorasse della bellissima, bionda principessa Similda al punto di rapirla grazie al suo mantello.
D'ora in poi Similda viveva nel regno sotterraneo di Laurino circondata da oro, argento e pietre preziose nonchè servita e sorvegliata da graziose damigelle e nani cavalieri. Però i giorni di Similda rimasero tristi e sentiva nostalgia del prato di fiori del proprio paese. Suo fratello Dietlieb era afflitto e in pena per lei e quindi si mise alla sua ricerca. Si imbattè in Teodorico di Berna, il re dei Goti, e insieme a costui ed altri cavalieri si avviò verso il regno di Laurino. Teodorico si meravigliò dello splendore del roseto recintato con fili d'oro mentre i suoi accompagnatori tagliarono il filo e mozzarono le rose.
Allora re Laurino, tremante dall'ira, in sella ad un cavallo bianco, volle rivendicare mano e piede dello scellerato. Si accese una battaglia ad armi impari, dato che Laurino si serviva del suo mantello invisibile. Strappattogli il mantello e messo alle strette, il re implorò la grazia, conducendo i vincitori nel suo regno ove Similda fu liberata. Laurino invitò Teodorico e il suo seguito ad un banchetto. Gli eroi pasteggiarono ignari quando improvvisamente mille nani sopprafecero fulmineamente Teodorico ed il suo seguito che furono legati e rinchiusi in un sotterraneo. Teodorico fu preso da tale furore che spezzò le catene e scolse i compagni.
In seguito scassinarono porte e serrature e sopprafecero gli ignari nani di Laurino. Infine riuscirono anche a fare prigioniero il re dei nani. Finì in tal modo la sovranità del re dei nani. Il re trasformò in pietra tutto il roseto e fece un incantesimo tale che le rose non potessero vedersi nè di giorno nè di notte; da allora soltanto enormi rocce spoglie si innalzano verso il cielo.
Laurino però si dimenticò del tramonto e solo verso sera tutta la montagna s'infiamma, salutando il tramonto del sole e ricordando con il suo sfolgorio la leggenda di re Laurino ed il suo roseto.
Ospiti famosi

Imperatrice Elisabetta d'Austria L'imperatrice Elisabetta d'Austria e Regina d'Ungheria (1837 - 1898), chiamata Sissi, trascorse un periodo di riposo all'Hotel Carezza durante l'agosto 1897. In questo periodo non era più l'imperatrice sportiva, bella e giovane di un tempo, ma una donna malata, malinconica e molto sola. Per ritemprarsi, era solita a fare lunghe passeggiate nei dintorni.
Il 24 agosto 1897 fece una passeggiata che porta per le malghe di Nova Levante al maso Zenay. Da allora quest'itinerario è chiamato "Passeggiata Elisabetta".
Quasi esattamente un anno dopo, il 10 settembre 1898, Sissi morì a Ginevra vittima di un attentato.
Nel 1910 la Pro Loco di Nova Levante fece erigere un monumento dedicato all'illustre sovrana nei pressi del maso Zenay.
Theodor Christomannos Theodor Christomannos (1854 - 1911) nacque a Vienna nel 1854, figlio di una famiglia greco - macedone ivi residente. Il destino lo condusse in Tirolo. Egli seguì sua madre che durante l'inverno del 1871 giunse a Gries presso Bolzano per un prolungato soggiorno di cura. A Bolzano frequentò il ginnasio e proseguì gli studi a Innsbruck dove si laureò in giurisprudenza. Nel 1884 aprì uno studio legale a Merano e nel 1905 venne eletto nel consiglio regionale del Tirolo. Nel 1890 aveva fondato "l'Associazione degli alberghi delle Alpi - Verein für Alpenhotels" che in seguito costruì i più grandi alberghi in Tirolo tra cui il Grand Hotel Carezza. La sua opera principale tuttavia fu la costruzione della strada dolomitica da Nova Levante a Cortina, che fu completata nel 1909. Theodor Christomannos morì nel 1911. Nel 1912 fu eretto in suo onore il monumento dell'aquila di bronzo nella zona del Catinaccio. La torre Christomannos, alta 2800 m, nel massiccio del Latemar porta il suo nome.
Agatha Christie L'autrice di gialli inglesi di fama mondiale Agatha Christie (1890 - 1976) trascorse nel periodo tra le due Guerre diverse settimane nel Grand Hotel Carezza. Agatha Christie ha ambientato una parte del suo famoso romanzo "The big Four" nella zona di Carezza. Il giallo trova la sua soluzione proprio nel labirinto del Latemar.
Karl May Karl May (1842 - 1912), il famoso romanziere e autore di racconti di viaggi, fu grande amico e ammiratore delle splendide montagne nella zona di Carezza. Insieme a sua moglie Klara, nel 1902, si recò per la prima volta in val d'Ega raggiungendo il lago di Carezza. Nel 1911 tornò a Carezza per una lunga vacanza estiva. In base alle descrizioni contenute nei suoi romanzi si possono ricostruire determinati paesaggi della zona. Così ad esempio la regione immaginaria del "Tschamikun" corrisponde probabilmente alla valle Ciamin (Org. Vol. 26), collocata tra il passo Mendola - chiamato "Passo del coniglio" e il passo Carezza, chiamato "Passo del Corriere". Nei suoi racconti ci sono altri riferimenti ad eventi legati al Passo Carezza come ad esempio l'omicidio dell'imperatrice Elisabetta nel 1898. La val d'Ega e la valle Ciamin hanno ispirato Karl May e nel romanzo "Schluchten des Balkan - Le forre dei Balcani" ritroviamo ancora la valle "Ciamin" e la "Valle del Sacco".



























